Lunedì, Gennaio 7, 2013
Il paradiso può attendere

Ogni civiltà ha il proprio modo di vedere e di affrontare la morte e, come gli altri, anche noi evoluti e intelligenti occidentali pensiamo che la nostra concezione della morte sia quella più giusta e corretta, anche perché non ne conosciamo altre.
Siamo cresciuti con un’educazione che non ci ha insegnato in nessun modo ad accettare la morte e di conseguenza non siamo capaci di accettarla come conclusione naturale della nostra vita…
Quante volte da piccoli ci è stato nascosto questo tragico evento da parte dei nostri cari, che in tal modo pensavano solo di proteggerci dal dolore e dalla tristezza.
In realtà proprio questo atteggiamento “troppo protettivo” non ha fatto altro che farci crescere con la paura della morte, dell’abbandono, del terrore di non poter più vedere e/o parlare con quelli che ci lasciano…
Si ci lasciano, perché abbiamo quasi terrore anche solo a pronunciare questa terribile parola. Quando dobbiamo annunciare la morte di qualcuno ci prende come un nodo alla gola e quella parola non vuole proprio uscire dalla nostra bocca. Qui oltre al terrore del fatto (o del fato) in se, si aggiunge anche quello di voler trovare il modo e le parole, e soprattutto il sinonimo della parola proibita.
hai saputo di Antonio?
No, cosa ha fatto?
Ma nulla è solo che è …. andato via
dai! Si è trasferito?
Beh in un certo senso si. Ma molto lontano e non è possibile ne raggiungerlo ne parlarci
esss, non dirmi che si è trasferito in uno di quei paesi del terzo mondo senza telefono e senza alcun mezzo di comunicazione. Beh certo è sempre stato un po’ strano…
ma più che terzo mondo direi altro mondo
senti non ti capisco dove cavolo è andato? So che era molto stanco e voleva riposarsi
ora riposerà e tanto, è andato in un posto migliore, dove non esiste povertà, tristezza e tutti sono liberi e felici.
Da come lo descrivi sembra un paradiso!
Ecco brava proprio così il paradiso…
e questo discorso potrebbe andare avanti in “eterno” e solo perché non riusciamo a pronunciare quella maledetta parola “funebre”.
Sia chiaro, noi ci proviamo, ma nel momento preciso in cui stiamo per dirla… la bocca si blocca e il nostro cervello comincia ad elaborare e a cercare nella nostra memoria un modo carino o un sinonimo adatto a quel momento, come se poi ce ne fosse uno.
E’ più forte di noi ed ecco che escono dalla nostra bocca cose tipo: ci ha lasciato, è andato via, ora è in un posto migliore, finalmente potrà riposare, ha smesso di soffrire, ecc; come se poi, non pronunciando la parola, il destino potesse cambiare o la persona resuscitare.
Il tabù della morte, dunque inizia proprio da li, dalla parola “morte”.
Ma è mai venuto in mente a qualcuno che invece morire è un po’ come raggiungere il meritato riposo, l’eterno riposo, dopo una vita di lavoro e sofferenza, e non una punizione?
Consuelo Melis

Il paradiso può attendere

Ogni civiltà ha il proprio modo di vedere e di affrontare la morte e, come gli altri, anche noi evoluti e intelligenti occidentali pensiamo che la nostra concezione della morte sia quella più giusta e corretta, anche perché non ne conosciamo altre.

Siamo cresciuti con un’educazione che non ci ha insegnato in nessun modo ad accettare la morte e di conseguenza non siamo capaci di accettarla come conclusione naturale della nostra vita…

Quante volte da piccoli ci è stato nascosto questo tragico evento da parte dei nostri cari, che in tal modo pensavano solo di proteggerci dal dolore e dalla tristezza.

In realtà proprio questo atteggiamento “troppo protettivo” non ha fatto altro che farci crescere con la paura della morte, dell’abbandono, del terrore di non poter più vedere e/o parlare con quelli che ci lasciano…

Si ci lasciano, perché abbiamo quasi terrore anche solo a pronunciare questa terribile parola. Quando dobbiamo annunciare la morte di qualcuno ci prende come un nodo alla gola e quella parola non vuole proprio uscire dalla nostra bocca. Qui oltre al terrore del fatto (o del fato) in se, si aggiunge anche quello di voler trovare il modo e le parole, e soprattutto il sinonimo della parola proibita.

  • hai saputo di Antonio?
  • No, cosa ha fatto?
  • Ma nulla è solo che è …. andato via
  • dai! Si è trasferito?
  • Beh in un certo senso si. Ma molto lontano e non è possibile ne raggiungerlo ne parlarci
  • esss, non dirmi che si è trasferito in uno di quei paesi del terzo mondo senza telefono e senza alcun mezzo di comunicazione. Beh certo è sempre stato un po’ strano…
  • ma più che terzo mondo direi altro mondo
  • senti non ti capisco dove cavolo è andato? So che era molto stanco e voleva riposarsi
  • ora riposerà e tanto, è andato in un posto migliore, dove non esiste povertà, tristezza e tutti sono liberi e felici.
  • Da come lo descrivi sembra un paradiso!
  • Ecco brava proprio così il paradiso…

e questo discorso potrebbe andare avanti in “eterno” e solo perché non riusciamo a pronunciare quella maledetta parola “funebre”.

Sia chiaro, noi ci proviamo, ma nel momento preciso in cui stiamo per dirla… la bocca si blocca e il nostro cervello comincia ad elaborare e a cercare nella nostra memoria un modo carino o un sinonimo adatto a quel momento, come se poi ce ne fosse uno.

E’ più forte di noi ed ecco che escono dalla nostra bocca cose tipo: ci ha lasciato, è andato via, ora è in un posto migliore, finalmente potrà riposare, ha smesso di soffrire, ecc; come se poi, non pronunciando la parola, il destino potesse cambiare o la persona resuscitare.

Il tabù della morte, dunque inizia proprio da li, dalla parola “morte”.

Ma è mai venuto in mente a qualcuno che invece morire è un po’ come raggiungere il meritato riposo, l’eterno riposo, dopo una vita di lavoro e sofferenza, e non una punizione?

Consuelo Melis

Lunedì, Agosto 20, 2012
A volte dare a qualcuno una seconda possibilità è come dargli un’altra pallottola per la sua pistola, perché la prima volta ti ha mancato. cit. (via eloise-m)
Lunedì, Agosto 6, 2012
Dicono che nessuno è perfetto. Poi dicono che con la pratica si può raggiungere la perfezione. Spero che si decidano, una buona volta.
Winston Churchill

Dicono che nessuno è perfetto.
Poi dicono che con la pratica si può raggiungere la perfezione.
Spero che si decidano, una buona volta.

Winston Churchill

Lunedì, Luglio 23, 2012
Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole.
Altrimenti sarei un criceto.
I.C. (via animamigrante)
Giovedì, Luglio 19, 2012
Amore a prima svista

Odio i centri commerciali e li evito come la peste, ogni volta che mi capita di entrarci mi viene l’angoscia e dopo pochi minuti fuggo via in preda all’ansia. Una mattina mi ritrovo a dover fare la spesa, ma essendo chiuso il mio negozio preferito, quello sotto casa, sono costretta ad affrontare “le vele”. Aggitoriu penso mentre entro, già facendo mentalmente il percorso più veloce per comprare le cose più urgenti e volare fuori da cussu logu.

Ma proprio mentre sto entrando lo vedo. Non riesco a toglierli gli occhi di dosso da quanto è bello, continuo a fissarlo finché non incontro i suoi occhi. Mio Dio che emozione, oramai alla spesa non ci penso più, l’unica cosa che mi passa per la testa è che deve essere mio.
Si è vero sono un po’ impulsiva, ma so già che finché non raggiungerò il mio obiettivo non avrò pace.
All’inizio lui sembra un po’ spento, allora mi avvicino e mi basta sfiorarlo appena perché prenda vita. E lì scatta la scintilla.
Passano poche ore e mi ritrovo in macchina con lui, direzione casa mia. L’adrenalina è alle stelle e comincio a pensare a cosa diranno le mie amiche quando lo vedranno. Sono al settimo cielo e durante il tragitto lui è dolcissimo, mi guarda e mi guida verso casa con la sua bellissima voce.

Ma il sogno dura solo pochi giorni, e dopo l’entusiasmo iniziale, inizio a vedere tutti i suoi difetti. In effetti è sempre un po’ freddo e distante. La sera quando siamo a letto la tentazione di toccarlo è troppo forte, ma mentre all’inizio bastava sfiorarlo perché si illuminasse, ora le mie carezze non gli fanno quasi nessun effetto.
Basta che lo ignori per 5 minuti che si rabbuia, mette su il muso e diventa molto difficile riuscire a comunicare. E non si può certo dire che io non ci metta tutta l’energia necessaria.

Comincio a pensare di aver fatto una grande cazzata, forse mi solo lasciata prendere la mano dall’entusiasmo di un momento.
Basta, ho deciso mi devo liberare di lui. E dire che ne parlavano tutti così bene dell’i-pad! 
(Consuelo)

Amore a prima svista

Odio i centri commerciali e li evito come la peste, ogni volta che mi capita di entrarci mi viene l’angoscia e dopo pochi minuti fuggo via in preda all’ansia. Una mattina mi ritrovo a dover fare la spesa, ma essendo chiuso il mio negozio preferito, quello sotto casa, sono costretta ad affrontare “le vele”. Aggitoriu penso mentre entro, già facendo mentalmente il percorso più veloce per comprare le cose più urgenti e volare fuori da cussu logu.

Ma proprio mentre sto entrando lo vedo. Non riesco a toglierli gli occhi di dosso da quanto è bello, continuo a fissarlo finché non incontro i suoi occhi. Mio Dio che emozione, oramai alla spesa non ci penso più, l’unica cosa che mi passa per la testa è che deve essere mio.

Si è vero sono un po’ impulsiva, ma so già che finché non raggiungerò il mio obiettivo non avrò pace.

All’inizio lui sembra un po’ spento, allora mi avvicino e mi basta sfiorarlo appena perché prenda vita. E lì scatta la scintilla.

Passano poche ore e mi ritrovo in macchina con lui, direzione casa mia. L’adrenalina è alle stelle e comincio a pensare a cosa diranno le mie amiche quando lo vedranno. Sono al settimo cielo e durante il tragitto lui è dolcissimo, mi guarda e mi guida verso casa con la sua bellissima voce.

Ma il sogno dura solo pochi giorni, e dopo l’entusiasmo iniziale, inizio a vedere tutti i suoi difetti. In effetti è sempre un po’ freddo e distante. La sera quando siamo a letto la tentazione di toccarlo è troppo forte, ma mentre all’inizio bastava sfiorarlo perché si illuminasse, ora le mie carezze non gli fanno quasi nessun effetto.

Basta che lo ignori per 5 minuti che si rabbuia, mette su il muso e diventa molto difficile riuscire a comunicare. E non si può certo dire che io non ci metta tutta l’energia necessaria.

Comincio a pensare di aver fatto una grande cazzata, forse mi solo lasciata prendere la mano dall’entusiasmo di un momento.

Basta, ho deciso mi devo liberare di lui. E dire che ne parlavano tutti così bene dell’i-pad!

(Consuelo)

Martedì, Luglio 10, 2012

La vendetta è un piatto che va servito freddo!

(Fonte: luxilux)

Oh Gigi gi sesi proprio a colori e brenti ‘e mongia…

Oh Gigi gi sesi proprio a colori e brenti ‘e mongia…

- Come stai bene con i capelli così.(ma se fa cagarissimo penso io)Della serie quando non è colpa dei capelli
- come stai bene vestita così…????? penso ioDella serie quando non è neanche colpa dei vestiti
- belle quelle scarpe ti stanno proprio bene?!@£$% penso ioDella serie quando non centrano neanche le scarpe
- che ridere, bella sta battuta???!!!!!!@@@@@ penso ioDella serie quando per fortuna ti salva la simpatia… pagu gai!

- Come stai bene con i capelli così.
(ma se fa cagarissimo penso io)
Della serie quando non è colpa dei capelli

- come stai bene vestita così…
????? penso io
Della serie quando non è neanche colpa dei vestiti

- belle quelle scarpe ti stanno proprio bene
?!@£$% penso io
Della serie quando non centrano neanche le scarpe

- che ridere, bella sta battuta
???!!!!!!@@@@@ penso io
Della serie quando per fortuna ti salva la simpatia… pagu gai!

Lunedì, Giugno 18, 2012
Adoro tutto di Cagliari, il suo profumo e il mare di maggio quando la stagione estiva non è ancora iniziata e io posso godermi la spiaggia tutta per me e il mare di settembre con le nuvole basse e il maestrale e gli odori della marina e i fenicotteri. Ogni volta che parto mi si stringe il cuore al pensiero di lasciarla, ma il rientro è una festa. Amo l’aereo che atterra quando posso vedere dall’alto il mare che si avvicina o la nave che attracca e si apre davanti a me la visuale del porto e dei portici di via Roma e i palazzi liberty e lei mi sembra magica.

Adoro tutto di Cagliari, il suo profumo e il mare di maggio quando la stagione estiva non è ancora iniziata e io posso godermi la spiaggia tutta per me e il mare di settembre con le nuvole basse e il maestrale e gli odori della marina e i fenicotteri. Ogni volta che parto mi si stringe il cuore al pensiero di lasciarla, ma il rientro è una festa. Amo l’aereo che atterra quando posso vedere dall’alto il mare che si avvicina o la nave che attracca e si apre davanti a me la visuale del porto e dei portici di via Roma e i palazzi liberty e lei mi sembra magica.